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Nuovi incentivi al consumo dal governo Berlusconi

logo_repubblica.jpgIl Governo Berlusconi ha varato in questi giorni un nuovo decreto per incentivare i consumi delle famiglie.

Il decreto incentivi prevede uno stanziamento complessivo di 300 milioni di Euro, ripartiti come segue:

– 170 milioni per sostenere i consumi delle famiglie relativi alle seguenti voci di spesa relative alla casa:

1) 60 milioni di Euro per l’acquisto di nuovi immobili ad alta efficienza energetica di classe A e B. Il contributo sarà di 116 Euro al mq (fino a un massimo di 7.000 euro) per la classe A e di 83 Euro al mq (con un massimo di 5.000 euro) per la classe B.

2) 50 milioni di Euro per gli elettrodomestici (lavastoviglie, cucine da libera istallazione, cappe, forni elettrici, scaldacqua a pompe di calore, stufe) che si concretizzeranno in una riduzione del 20% sul prezzo di listino.

3) 60 milioni per le cucine componibili, che permetteranno di ottenere uno sconto del 10% del prezzo d’acquisto per un contributo massimo di 1.000 euro.

20 milioni per sostenere la vendita di motocicli (sconto sul prezzo di listino del 10% fino a 70 kw e senza limiti di cilindrata, per un contributo massimo di 750 euro) e altri 2 milioni per i motocicli elettrici e ibridi (sconto del 20% per un contributo massimo di 1.500 Euro)

20 milioni di Euro saranno stanziati per chi ancora non si è dotato di una connessione a Internet a banda larga

10 milioni per l’acquisto di condizionatori, motori alta efficienza, batterie per rifasamento e Ups

20 milioni per la nautica da diporto

20 milioni per le macchine a uso agricolo

40 milioni per gru a torre per l’edilizia.

Il decreto incentivi prevede inoltre sgravi fiscali con sconti pari a 70 milioni per la realizzazione dei campionari tessili e altri 50 milioni che saranno divisi nei seguenti settori: sostegno all’innovazione al settore aeronautico, prototipo innovativo di nave multiuso per emergenze, emittenza televisiva locale e Agenzia per la sicurezza nazionale.

Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha spiegato che i fondi ”vengono raccolti in applicazione delle direttive e politiche europee di contrasto ai paradisi fiscali e alle frodi sull’Iva, operate con triangolazioni e caroselli”.

 

Liberazione dei pagamenti: finalmente bonifici in 24 ore!

banca.jpgNelle scorse settimane ritengo che abbia avuto ingiustamente scarso rilievo sulla stampa la notizia del recepimento da parte del Consiglio dei Ministri della direttiva europea sui servizi di pagamento (Psd).

Tra le disposizioni più interessanti di questa direttiva, almeno per noi consumatori, rientrano gli articoli gli articoli 20 e 23 del decreto varato dal Governo secondo cui la banca di chi effettua un bonifico dovrà accreditare l’importo dell’operazione sul conto della banca del beneficiario entro la giornata operativa successiva al ricevimento dell’ordine!

Alla banca del beneficiario spetterà il compito di accreditare e mettere effettivamente a disposizione la somma di denaro bonificata sul conto del proprio cliente, sempre entro le 24 ore lavorative.

Finalmente quindi il beneficiario avrà una data di valuta (dalla quale maturano gli interessi sulla somma accreditate) coincidente con la data di  disponibilità economica (dalla quale il cliente può effettivamente disporre delle somme accreditate per prelevarle o effettuare altre operazioni).

Fino ad oggi erano invece necessari mediamente almeno 3 giorni perchè la somma bonificata fosse effettivamente disponibile!

Quindi è finita la pacchia per le banche che potevano lucrare sugli interessi legati a questi giorni in cui i nostri soldi stavano in una specie di “limbo misterioso”?

Non per ora! Infatti leggendo a fondo il decreto si scopre la facoltà riservata alle banche di estendere ancora a 3 giorni i termini massimi di esecuzione fino al 1° gennaio 2012!!!

Per avvalersi di questa deroga alle banche occorrerà solamente un accordo tra le parti che sono sicuro non tarderanno a stipulare! 🙂

Ai clienti potrà essere semplicemente inviata un informativa con un diritto di recesso dal conto corrente esercitabile senza oneri entro 60 giorni dal ricevimento della comunicazione!

Bella soddisfazione! 🙁

 

ISTAT: Inflazione ai minimi storici! Ma cos’e’ l’inflazione?

 

inflazione.gifL’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica) oggi ha comunicato che l’inflazione nel 2009 è stata la più bassa degli ultimi 50 anni, precisando che nell’anno appena concluso l’indice dei prezzi al consumo ha subito una variazione del +0,8%.

Nel 2008 l’inflazione era invece salita rispetto all’anno precedente del 3,3%.

Ma cos’è l’inflazione e come va interpretato il suo andamento?

L’inflazione o meglio il tasso d’inflazione misura le variazioni del livello generale dei prezzi nel tempo.

Il suo andamento influisce sul potere di acquisto della moneta e di conseguenza sulle capacità di spesa delle famiglie.

Poiché si riferisce a variazioni nel tempo l’inflazione viene solitamente espressa in termini percentuali.

In Italia il tasso di inflazione è calcolato dall’ISTAT che si preoccupa di definire e aggiornare i “panieri di beni” da utilizzare per il calcolo dei prezzi al consumo.

Potete verificare personalmente la composizione in dettaglio del paniere di beni considerato per il calcolo dell’inflazione nel 2009 sul sito dell’ISTAT.

Per un calcolo preciso del tasso di inflazione è importante che il paniere di beni sia aggiornato con i prezzi dei beni e servizi che una famiglia media acquista effettivamente nel corso dell’anno.

Come potete vedere dal documento dell’ISTAT sono considerati un gran numero di prodotti alimentari e di vestiario, prodotti per la casa, per i trasporti e per le telecomunicazioni.

E’ interessante vedere come nel 2009 siano stati considerati anche i prezzi delle “chiavette USB”, “delle memorie per macchine fotografiche digitali” e dei “navigatori satellitari GPS”.

Quando i prezzi al consumo salgono, l’inflazione sale di conseguenza e diminuisce il potere di d’acquisto (la ricchezza) delle famiglie che a parità di reddito (stipendio) possono acquistare meno beni e servizi.

Apparentemente sembrerebbe corretto auspicare che l’inflazione sia più bassa possibile ma in realtà un moderato tasso di inflazione indica uno stato fiorente dell’economia di un Paese perché implica che indicatori di benessere come il costo del lavoro e il costo dei fattori produttivi siano in crescita.

Nel caso di inflazione negativa si ricorre al termine deflazione che può verificarsi in periodi di forti crisi economica: i prezzi scendono perché le famiglie diminuiscono i consumi (e quindi il livello di benessere) e le aziende si trovano in difficoltà.

In periodi di inflazione troppo bassa o addirittura di deflazione il tasso di disoccupazione tende quindi a salire, come si sta infatti verificando negli ultimi anni: essendoci meno necessità di produrre beni e servizi alle aziende servono meno persone e aumentano quindi le persone disposte a lavorare per un salario più contenuto.

 

I 10 protagonisti dell’economia italiana del 2009

Gli esperti de “Il Sole 24 Ore” hanno stilato una classifica delle 10 persone che si sono distinte nell’economia italiana nel corso del 2009.

1336081059.jpgAl primo posto si è piazzato Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia del governo Berlusconi per la sua capacità di gestire la politica economica italiana nel pieno della crisi globale che ha caratterizzato il 2009.

Tremonti è riuscito a varare una legge finanziaria rigorosa, negando le richieste di spese ulteriori, anche a costo di scontrarsi con alcuni colleghi di governo.

 Lo scudo fiscale si è rivelato una misura efficace, capace di far rientrare sostanziosi capitali dai paradisi fiscali di tutto il mondo.

Tremonti è stato giudicato dal Financial Times il quinto miglior ministro economico d’Europa.

 

Il secondo posto è stato assegnato a Sergio Marchionne, Amministratore delegato di FIAT per esser stato capace di rilanciare il primo gruppo italiano del settore automotive con tanto di ingresso nel mercato statunitense grazie all’accordo con Chrysler.

Terzo posto per Emma Marcegaglia che ha saputo guidare Confindustria con autorevolezza in un momento di grande crisi.

Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, si è classificato al quarto posto per aver dato nuova autorevolezza al sistema bancario italiano nel panorama internazionale.

Il quinto posto non è stato assegnato a una persona ma alle “banche italiane” che hanno saputo resistere alla crisi sostenendo efficacemente il sistema economico italiano.

Il sesto posto va a Roberto Saviano, autore del libro Gomorra dove si denunciano le angherie dei sistemi mafiosi e si loda la resistenza alle pressioni indebite di Cosa nostra da parte di molti imprenditori italiani, sostenuti efficacemente da Confindustria.

 L’imprenditore Astorre Terruzzi, presidente della Ferruzzi Fercalx si aggiudica il settimo posto, per essere stato a capo di un’azienda modello di medie dimensioni, prima azienda italiana a lanciare un’OPA su un’azienda indiana, la Vulcan Enginers, primaria azienda internazionale di impiantistica industriale.

Ottavo posto per Paolo Scaroni, Amministratore delegato dell’ENI, per aver confermato l’importanza e l’autorevolezza dell’ENI nel settore petrolifero mondiale generando profitti e distribuendo ricchi dividendi.

Marina Berlusconi, Presidente di Fininvest è al nono posto della classifica del Sole 24Ore per essere stata acclamata dei media europei come la donna più influente d’Italia per il suo ruolo di leader dell’azienda di famiglia. Secondo la prestigiosa rivista economica Forbes Marina Berlusconi è la 33^ donna più influente al mondo, davanti a nomi come Hillary Clinton e Michelle Obama.

Chiude questa prestigiosa classifica posizionandosi al decimo posto Carlo De Benedetti, presidente del Gruppo Espresso, per l’impegno con cui sta difendendo il valore economico dell’informazione.

Il riconoscimento a Carlo De Benedetti è quello che mi lascia più perplesso in quanto personalmente non mi sembra che lo “scontro frontale” con il governo Berlusconi abbia prodotto risultati positivi per l’economia italiana ma abbia invece contribuito a creare un clima di “tensione” sicuramente da biasimare indipendentemente dalle idee politiche che si possano avere.

Mi fa invece piacere leggere del riconoscimento assegnato ad Astorre Terruzzi, un “imprenditore vero”, sconosciuto a molti, che ritengo essere il vero simbolo delle capacità di eccellenza dei manager italiani che riescono a guidare realtà imprenditoriali di assoluto rilievo.

E voi cosa ne pensate?

Scudo fiscale: scopri cos’è!

scudo.jpgSu tutti i giornali da alcuni mesi leggiamo titoli in cui compare il termine “scudo fiscale“. Vediamo di cosa si tratta…

In parole semplici lo “scudo fiscale” consiste in una serie di misure atte a facilitare il rientro in Italia di capitali conservati illegalmente all’estero.

Le misure agiscono quindi come “scudo” verso le potenziali azioni del fisco italiano in tema di tassazione di questi capitali.

Chiaramente i primi soggetti che trarranno un notevole vantaggio da questa misura sono le banche italiane dove verrebbero trasferiti i capitali provenienti dalle banche dei “paradisi fiscali“.

Il varo di questo provvedimento sta ottenendo il risultato di far rientrare importanti risorse in Italia ma d’altra parte la sua opportunità da un punto di vista morale è stata messa in discussione da più parti.

Per di più lo scudo fiscale 2009 non tutela solo i redditi e i patrimoni nascosti all’estero (omessa dichiarazione) ma rende non punibili anche reati fiscali decisamente rilevanti come l’occultamento di documenti contabili, la falsa fatturazione e il falso in bilancio.

Nonostante il dibattito suscitato da queste misure, il termine per la dichiarazione necessaria per riportare capitali all’estero è, in sostanza, stato prorogato dal 15 dicembre 2009 (ieri) al 31 dicembre 2009.

In realtà il termine è stato prolungato solo nei casi di “cause oggettive non dipendenti dalla volontà del contribuente” ma lascio a voi capire quanto possa essere difficile determinare con esattezza se una causa possa essere oggettiva o meno, in un caso come quello legato alle operazioni necessarie alla liquidazione delle attività propedeutica al rientro dei capitali.

 

Bilancia Commerciale: che cos’è?

bilancia-commerciale.jpgLa Bilancia Commerciale è un indicatore che mette a confronto le esportazioni e le importazioni in un dato periodo.

Il valore della bilancia commerciale è un importante indicatore dell’economia di un Paese in quanto fornisce indicazioni sulla capacità produttiva del comparto industriale nazionale e sulla dipendenza da forniture di beni prodotti all’estero.

La bilancia commerciale è in attivo quando il valore delle esportazioni (export) supera quello delle importazioni (import) determinando un ingresso di capitali esteri.

L’andamento delle esportazioni e delle importazioni è condizionato dal tasso di cambio tra le valute degli Stati presi in esame, sempre che non utilizzino la stessa valuta (come accade tra gli Stati europei che adottano l’Euro come valuta comune). Acquistare prodotti italiani per un azienda degli Stati Uniti risulta infatti particolarmente oneroso quando l’Euro ha un andamento vincente rispetto al dollaro.

La bilancia commerciale italiana è fortemente aiutata dal settore del turismo, particolarmente sviluppato in Italia. I turisti che visitano il nostro Paese portano infatti valute straniere alimentando tutti i settori dell’economia.

L’apprezzamento di una valuta comporta quindi il rischio di veder diminuire l’afflusso di turisti dall’estero in quanto i servizi (es. soggiorno in hotel e mezzi di trasporto) e i beni (souvenir e shopping di ogni tipo) da acquistare risulteranno per i turisti più cari.

 

 

Cos’è l’Antitrust?

Nell’accezione più frequentemente citata dai media, l’Antitrust è l’organo o l’autorità che vigila sull’osservanza e il rispetto delle norme fissate dalla legge italiana ed europea per prevenire accordi illegittimi tra aziende produttrici di beni o fornitrici di servizi a danno dei consumatori.

Questi accordi illegittimi possono mirare ad esempio a tenere i prezzi alti in modo uniforme o viceversa ad abbassarli contemporaneamente per vendere sotto costo (in perdita) per brevi periodi ai fini di impedire l’ingresso nel mercato di nuovi potenziali competitor.

L’accordo tra produttori finalizzato a limitare la concorrenza sul mercato, fissando concordemente in modo artificioso alcuni parametri come il prezzo, le condizioni di vendita, l’entità della produzione o le zone di distribuzione prende il nome di Cartello.

L’esistenza di un’autorità garante della libera concorrenza è resa necessaria dal fatto che le imprese che si accordano sul prezzo ottengono tutte un profitto maggiore di quello che avrebbero facendosi concorrenza.

Benchè i cartelli siano generalmente vietati dalle leggi antitrust nazionali e internazionali ne esistono comunque alcune tipologie riconosciute legalmente. L’esempio più conosciuto è l’OPEC, un cartello costituito direttamente dagli Stati produttori di petrolio e come tale non soggetto alla disciplina antitrust.

catricala.jpgL’Autorità garante della concorrenza e del mercato è stata istituita in Italia con la legge n. 287/1990 su impulso della normativa comunitaria. Attualmente il presidente dell’AGCM è Antonio Catricalà, nominato nel 2005.

Nel settore delle Telecomunicazioni, di particolare importanza nel nostro sistema economico e sociale, è attiva l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) con compiti di tutela degli interessi sia delle aziende che operano nel settore che degli utenti che utilizzano i servizi offerti dagli operatori.

In particolare, verso le aziende, l’AGCOM è attiva per garantire:

– l’attuazione della liberalizzazione nel settore delle telecomunicazioni, con le attività di regolamentazione e vigilanza e di risoluzione delle controversie;

– la razionalizzazione delle risorse nel settore dell’audiovisivo;

l’applicazione della normativa antitrust nelle comunicazioni e la verifica di eventuali posizioni dominanti;

– la gestione del Registro Unico degli Operatori di Comunicazione;

– la tutela del diritto d’autore nel settore informatico ed audiovisivo.

Verso gli utenti è attiva attraverso:

– la vigilanza sulla qualità e sulle modalità di distribuzione dei servizi e dei prodotti, compresa la pubblicità;

– la risoluzione delle controversie tra operatori e utenti;

– la disciplina del servizio universale e la predisposizione di norme a salvaguardia delle categorie disagiate;

– la tutela del pluralismo sociale, politico ed economico nel settore della radiotelevisione.

 

Cos’è il PIL?

L’acronimo PIL di cui sentiamo parlare spesso nei Telegiornali indica il Prodotto Interno Lordo (in inglese GDP Gross Domestic Product) e indica il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un dato periodo di tempo.

Referendosi al valore di mercato si intende che tutti i beni e i servizi che contribuiscono a calcolare il PIL sono valutati ai “prezzi correnti”, cioè ai prezzi a cui vengono effettivamente venduti ai consumatori.

Il termine “Finali” indica che un bene come la farina è considerato un “bene finale” solo se venduta come farina e viene invece considerata un bene intermedio se venduta al panettiere per fare il pane. In questo caso il valore della farina è incorporato nel valore del pane.

Non contribuiscono invece ad alimentare il PIL i beni prodotti e venduti illegalmente che contribuiscono invece ad alimentare il così detto “mercato nero“. Un altro termine utilizzato in riferimento a questi prodotti è “Economia sommersa“: indica infatti che il ciclo di produzione e vendita di questi prodotti NON contribuiscono al progresso dell’Economia di uno Stato.

Il PIL misura solo ciò che è prodotto in Italia e non ciò che è prodotto da “italiani”. Se un italiano lavora e produce all’estero non contribuisce alla crescita del PIL dell’Italia.

Il lavoro di un soggetto straniero che lavora in Italia contribuisce invece alla crescita del PIL.

tremonti.jpgIn relazione al tema PIL, proprio in questi giorni abbiamo letto e sentito la dichiarazione del ministro Giulio Tremonti: “Può essere che chiudiamo il 2010 con un segno positivo del Pil, particolarmente positivo: 1% oppure di più di 1%“, indicando quindi che questo importante indicatore dell’Economia italiana inizia a presentare segni di miglioramento dopo che, per effetto della crisi, a fine 2009 il PIL scenderà di circa il 5% e nel 2008 è calato dell’1%.

Il dato è ancora più positivo se confrontato con quello di altri Paesi dell’area Euro che mostrano valori simili o inferiori su base annua.